L’incontinenza urinaria e fecale, sia maschile sia femminile, rappresenta oggi una delle problematiche che maggiormente compromettono la qualità di vita delle persone, con un'incidenza particolarmente elevata nel sesso femminile.

In questi ultimi anni, la riabilitazione del pavimento pelvico sta riscontrando un interesse sempre più ampio e diffuso tra medici, pazienti e professionisti della riabilitazione.

Molteplici ragioni impongono un'attenzione prioritaria verso questo tema. Trattandosi di un argomento complesso per le implicazioni anatomiche, funzionali e relazionali che comporta, si rende necessaria un'esposizione sintetica ma rigorosa.

L’incontinenza urinaria e fecale può essere definita come “l’incapacità dell’individuo di controllare il contenuto della vescica e/o dell’intestino nei tempi e nei luoghi appropriati”. Essa non va considerata come una semplice patologia isolata, bensì come un sintomo derivante da un insieme di co-fattori che determinano la disfunzione e la conseguente perdita involontaria di urina o feci, con un impatto severo sul benessere sociale e relazionale della persona.

Benché sia complesso stimare con esattezza la frequenza del disturbo in Italia, i dati della letteratura internazionale indicano che perdite urinarie episodiche o di modesta entità interessano almeno il 30-40% delle donne giovani in buona salute, con una percentuale che cresce ulteriormente superati i 60 anni.

Storicamente, il trattamento dell'incontinenza è stato prevalentemente farmacologico o chirurgico. Oggi, le metodiche riabilitative derivate dalla scuola francese vengono applicate con successo anche in Italia da Fisioterapisti. La rieducazione del pavimento pelvico è un percorso articolato che si avvale dell'integrazione di più modalità terapeutiche.

L'Associazione UROG promuove la sensibilizzazione su questo tema, riaffermando la responsabilità etica e professionale dei Medici e degli Operatori Sanitari quali primari educatori e operatori di salute.